giovedì 10 maggio 2018

Il lavaggio epatico è una truffa pericolosa

La Dott.ssa Hulda Clark
Il lavaggio epatico è tra le tante pratiche truffaldine che galleggiano nella melma delle pseudoscienze, potenzialmente tra le più pericolose.


L'invenzione di questo rito stregonesco che pomposamente viene definito "protocollo terapeutico" si deve alla biologa, zoologa e naturopata (strano,
Andreas Moritz
eh?) statunitense Hulda Clark e a tal Andreas Moritz, insegnante di ayurveda, shiatsu, iridologia, tecniche di ringiovanimento e medicina vibrazionale (sic!), morto nel 2012 in circostanze misteriose all'età di 54 anni (evidentemente con lui le medicine alternative non hanno funzionato).

Il lavaggio epatico consiste nell'assunzione - ad intervalli regolari durante la giornata - di 4 bicchieri d'acqua, sale inglese, olio d’oliva, succo di pompelmo, aglio e pepe di Caienna. Lo scopo dell'intruglio dovrebbe essere quello di depurare il fegato eliminando i calcoli biliari che, secondo Moritz, si formerebbero nei dotti epatici (anziché nella cistifellea, come è noto) per poi risalire nella cistifellea attraverso i dotti cistici. Tale affermazione è destituita di ogni fondamento, come qualunque medico può affermare, senza scivolare nel coledoco e generare dolorose coliche biliari.



Tra i medici che si sono preoccupati di smentire quest'incredibile bufala c'è il Dott. Massimiliano Bellisario, in un post[¹] diventato presto virale, in cui tra l'altro si legge:
A sostegno di questa astrusa teoria i seguaci di Moritz portano quelle che, secondo loro, sarebbero delle "evidenze": sassolini di colore verde espulsi dal retto, opportunamente sciacquati con l'ausilio di un colapasta e postati sui social. Se qualcuno di questi idioti dovesse invitarvi ad
una spaghettata vi sconsiglierei vivamente di andarci.

«Peccato che quelli non siano calcoli, ma l’effetto della saponificazione dell’olio d’oliva da parte dell’acido citrico in aggiunta al solfato di magnesio, il sale inglese appunto. Sono verdi per forza di cose, in quanto assorbono la bile all’interno dell’intestino».
Secondo quanto sostiene il Dr. Salvatore Ricca Rosellini, specialista in gastroenterologia ed endoscopia digestiva presso l'Azienda Usl di Forlì:
«Solo l’idea di poter toglier di mezzo i calcoli biliari con un metodo, anche “fatto in casa”, stimolando la colecisti e somministrando purganti, fa impallidire chi si occupa di queste malattie, come medico o come chirurgo. La reale fuoriuscita di calcoli dalla via biliare non è indolore: potrebbe causare coliche, colangiti e pancreatiti, malattie, in genere, molto gravi. In caso contrario, il “lavaggio” sarebbe solo una speranza di chi propaganda questi “trattamenti” e un’illusione per i pazienti più sprovveduti. Basti pensare che le istruzioni fornite da questi manuali consente "al lettore di disporre della conoscenza necessaria al riconoscimento dei calcoli e fornisce le necessarie istruzioni fai-da-te per rimuoverli, senza dolore, nel comfort della propria casa"».
C'è anche chi - essendo scettico - ha voluto provare su di sé questa cura prodigiosa; riportiamo soltanto la conclusione del test per non levarvi il gusto di leggere l'intero racconto[²]:
«Beh, per concludere non dico che il lavaggio epatico non faccia sentire meglio, una settimana di succo di mela e due settimane di alimentazione attenta giovano sicuramente alla salute e danno una sensazione di benessere e leggerezza, senza contare l'effetto placebo e il fatto che dopo 24 ore di digiuno e water i giorni seguenti sembreranno per forza un paradiso! Tuttavia dalla mia esperienza vi posso garantire che gli oggetti verdastri espulsi non sono certo ne calcoli e ne preesistenti all'ingestione del beverone.»
L'efficacia di questa pratica è stata inoltre categoricamente smentita in un articolo[³] del 2005 dalla prestigiosa rivista scientifica The Lancet in cui vennero pubblicati i risultati di un test effettuato su una donna di 40 anni con calcoli alla cistifellea. L'articolo evidenziava come, dopo aver applicato sulla paziente la procedura per il L.E., il materiale espulso con le feci non avesse una struttura cristallina e non contenesse affatto colesterolo, bilirubina o calcio come ci si sarebbe dovuti aspettare se realmente si fosse trattato di calcoli. Gli esami effettuati sulla paziente successivamente al trattamento evidenziarono poi come il suo problema di calcoli non fosse affatto risolto.
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Note:
[¹] ref.: https://goo.gl/DX3NDC
[²] ref.: https://goo.gl/rivAzC
[³] ref.: https://goo.gl/TYQN4d

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